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mercoledì 6 dicembre 2023

Frida Kahlo - Qualche piccolo colpo di pugnale

"C'è del metodo nella sua follia"

In questa famosa opera del 1935, la celebre artista messicana mette su tela la triste storia di una povera ragazza uccisa all’epoca da un uomo ossessionato dalla gelosia per lei. Il fatto sorprendente di quell’episodio, in cui l’omicida pugnalò ripetutamente la giovane, dettò molto scalpore quando il femminicida, di fronte al giudice dopo essere stato catturato, giustificò il folle gesto affermando con imperturbabile naturalezza “Ma è solo qualche punzecchiata, niente di che”. La Kahlo, nella sua vita sentimentale estremamente tormentata (innamorata di un uomo che la tradiva ripetutamente, soprattutto con la sorella della stessa pittrice) e affetta da grave disabilità, utilizzò proprio la tela per trasporre questo episodio all’interno della sua stessa vita privata. 

La violenza di quel terribile episodio, a distanza di anni, e in una società in cui i diritti umani e civili vengono sovente richiamati come false chimere a cui aspirare, ha continuato a ripetersi con identica follia. Viene subito in mente Filippo Turetta, il 22enne che ha ucciso fa la sua ex fidanzata, Giulia Cecchettin, prossima a laurearsi proprio il giorno dopo la sua scomparsa. La storia e la dinamica dei fatti è terribilmente nota a tutti, così come le struggenti immagini del funerale della povera ragazza. 

William Shakespeare, citando il famoso Amleto, dice testualmente “C’è del metodo nella sua follia”, e sono parole che esplodono come una bomba mentre l’intero mondo, donne e uomini, soprattutto nelle scuole, batte forte i piedi perché si comprenda di essere arrivati al limite. Di fronte ad un evento di questo tipo la società si colloca sempre tra due estremi: la condanna e l’altro versante più ipocrita della giustificazione, dove si cerca, con sorprendente buonismo, di dare una motivazione dell’uccisione di una ragazza entrando nella psiche nel carnefice, nel suo vissuto, quasi a dire che le sue azioni sono dettate da un senso.

La logica purtroppo ci sta, non nella sua accezione comune, ma non è possibile ricondurre tutto al male. Forse ci si sta finalmente rendendo conto che occorre un nuovo punto di vista da cui guardare le cose con prospettiva diversa. Il difficile della modernità è che questa atmosfera omertosa di giustificare, oppure sapere e guardare da un'altra parte (quante volte, e non solo nel caso di Turetta, si viene a sapere successivamente che l’assassino aveva già mostrato nei confronti della vittima atteggiamenti pericolosi e violenti?) ha creato un sipario dove gli attori che non sono sul palco recitano davvero a soggetto, si mostrano per quello che sono, e la società non se ne accorge perché guarda solo quello che gli viene mascherato davanti. Solamente andando più indietro nel tempo, la storia ci mostra le tristi storie di Elisa Claps, Melania Rea, l’efferata uccisione di Sarah Scazzi, Giulia Tramontano. Sono solo alcuni nomi di un elenco terribilmente lungo che non accenna minimamente  a placarsi. 

Risulta davvero difficile credere che le cose possano cambiare semplicemente condannandole e punendo i colpevoli. E’ come prendere un medicinale per eliminare la febbre, ma è limitato alla cura di quei pochi soggetti che ne fanno uso. Bisogna invece e in chiave ottimistica, rimboccarsi le maniche e compiere un lungo e sapiente lavoro di destrutturazione e ricostruzione della cultura moderna, partendo dalle spalle dei giganti del passato. Costruire un futuro migliore possibile.

Questo è il compito delle istituzioni politiche, religiose, formative, dalle quali non si può assolutamente prescindere. La Politica dovrebbe aiutare il cittadino e guidarlo alla riscoperta della sua storia, della Costituzione, fargli sentire la sua presenza istituzionale all’interno della vita quotidiana. Eliminare i perniciosi residui di secoli di cultura patriarcale. 

Alle Scuole è ovviamente demandato il compito di portare sui banchi il lavoro politico, educando i giovani proprio agli stessi valori che sono stati fondamento della Repubblica. Storia, filosofia, educazione civica, ma anche un occhio attento sulla cultura classica e la letteratura che hanno davvero tanto da insegnare, così come le materie scientifiche perché aiutano a usare la ragione. Far capire ai giovani che l’idea del “tutto e subito” dei social network non aiuta a costruire un futuro, perché per definizione li lega in modo eccessivo al presente, generandogli paure, timori di non riuscire, una continua ricerca di bisogni. Basterebbe osservare la storia dell’arte: tutte le grandi opere hanno richiesto tempo per diventare immortali.

Alla Chiesa moderna e alla sua evangelizzazione, il messaggio di Amore incondizionato che Gesù ha lasciato andrebbe esteso dovunque. Amare gli uni gli altri, come diceva, è l’unica chiave perché le generazioni capiscano quanto ogni persona abbia la sua importanza e meriti la medesima cura, attraverso un percorso di autoriflessione religiosa che porti a conoscere davvero chi è davanti a noi: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E’ attraverso queste strade, anche se il tempo richiesto per percorrerle  è tanto, che molti tristi episodi come quello della povera Giulia non avranno finalmente più ragione di esistere.

Frida Kahlo - Qualche piccolo colpo di pugnale




mercoledì 9 agosto 2023

Charles Edward Perugini - La Farfalla


L'incantevole bellezza del cambiamento


 "La felicità è come una farfalla:

se l’insegui non riesci mai a prenderla,

ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te."


A dirlo è  Nathaniel Hawthorne (tra le sue opere "La Lettera Scarlatta") che ci introduce la splendido dipinto di Charles Edward Perugini, pittore italiano dell'epoca vittoriana, nato a Napoli e trasferito in Inghilterra all'età di soli sei anni. 

La farfalla accoglie molte metafore nelle diverse culture del mondo: simbolo della caducità e della transitorietà dell'esistente, ma anche dell'evoluzione e del cambiamento. Per molti questo splendido insetto rappresenta la rinascita personale, la liberazione dell'anima che dalla nebbia di ansie e paure del bruco emerge nei colori della vita e della trasformazione: dormienti per un tempo indefinito, si abbraccia finalmente il mondo nella migliore versione di sé.

Perugini (che nella vita sposò Kate Dickens, figlia del grande scrittore Charles) ha buona intuizione su questo aspetto, e lo regala all'osservatore attraverso una composizione estremamente semplice all'occhio, ma piena di attento studio. La ragazza è posata su un muretto, ha sul braccio sinistro un cesto pieno di fiori, sull'altra mano guarda la farfalla che gli si è appena posata sopra. Sorride.

Non è un sorriso visibilmente enorme, ma lo cogliamo nella sua piena forza. Il pittore attraverso un tratto delicato e aggraziato, integra l'armonia della donna con la leggerezza dell'insetto: l'animale diviene ambasciatrice della novità, della gioia, della bellezza rara che ogni tanto ci tocca e che spesso non siamo in grado di cogliere pienamente. E che spesso invece, basta saperla aspettare.


Perugini La Farfalla





 








mercoledì 26 luglio 2023

William Turner - La valorosa Téméraire

L'ultimo viaggio nella gloria del tramonto


La poderosa nave da guerra che nella battaglia di Trafalgar difese vittoriosamente la HMS Victory dell'ammiraglio Nelson contro la flotta napoleonica compie il suo ultimo viaggio.

Verrà demolita, perché il materiale di cui è costituita servirà alla costruzione di altre navi da guerra, più potenti, più veloci, più moderne. Il dominio navale inglese è ben lungi dal restare incontrastato nel corso della sua epopea. La Téméraire esegue così il suo ultimo tragitto issando la bandiera bianca, facendosi trasportare da un rimorchiatore.
Tuttavia, la sua resa è piena di gloria.

William Turner ne è ben consapevole, e decide di raccontare la storia dell'attimo finale di questa incredibile imbarcazione inserendola in un contesto ben più che epico. Il romanticismo del pittore inglese infatti, unito alla sua enorme qualità di impressionista lo porta a realizzare nel 1838 questa opera (che si può ammirare alla National Gallery di Londra) attraverso un uso sapiente del colore e una collocazione spaziale assolutamente mistica, riuscendo a dire all'osservatore quanto la Tèméraire sia stata fondamentale all'interno della flotta britannica. Dal primo sguardo, chi guarda è catapultato in una atmosfera eterea e divina.

La nave non a caso è trasportata attraverso acque tranquille, segno di riposo e calma dopo tante dure battaglie: il mare stesso ha rispetto profondo per la tratta finale del vascello, tanto da farlo quasi volare sull'acqua. Il rimorchiatore davanti, nonostante sia in primo piano, appare marginale, sovrastato dalla titanica bellezza della grande imbarcazione che sta trasportando.

Ma l'elemento che dà a tutti il senso completo dell'opera è il tramonto che accompagna l'intera scena, un sole che saluta la Temérairè mentre resta alle sue spalle. Impossibile non cogliere il profondo significato allegorico e solenne che lega il termine del giorno alla conclusione di una storia immortale.

William Turner - La valorosa Téméraire



sabato 9 ottobre 2021

Joaquìn Sorolla - Giornata grigia sulla spiaggia di Valencia

L'impressionismo mediterraneo di Sorolla

Siamo abituati all'idea, per molti aspetti corretta, di una stagione successiva all'estate che di colpo cambia completamente lo scenario dei colori delle giornate. Ecco il verde degli alberi che diventa arancione, giallo, il vento che aumenta di forza, la pioggia che arriva e porta il freddo al quale da tempo non eravamo più abituati. Tutto parla di cambiamento, senso del tempo che scorre, l'immagine di un altro anno davanti. 

E poi ci sta il grigio.

E' un colore che poco consideriamo in questo periodo, proprio per il fatto che durante l'autunno ce lo abbiamo sempre sotto gli occhi, come a ricordarci quanto la vita presenti spesso luci, ombre, tratti offuscati da nubi che portano tempesta o sconvolgimenti. Il grigio le racconta tutte, è onnipresente, e anche di fronte al mare, riusciamo a coglierne l'impeto e l'incredibile dominio sulla natura e la vita umana.

Non a caso oggi la scelta del pittore è caduta su Joaquìn Sorolla, pittore spagnolo nato a Valencia, che possiamo facilmente definire un impressionista mediterraneo. Gran parte della sua opera infatti è dedicata al mare e alle persone che lo frequentano, trascorrendoci il tempo o lavorando come i pescatori. Un artista capace con il colore di rendere autentiche le sensazioni che si mescolano davanti all'acqua. La spiaggia di Sorolla che vi proponiamo in questa sede vede un uomo, probabilmente un contadino, che porta due tori via dall'acqua mentre la pioggia aumenta d'intensità e il mare si sta ingrossando.

Come si può facilmente notare il soggetto, girato di spalle rispetto all'osservatore, "muove" letteralmente la scena, mentre l'atmosfera è così sapientemente resa cupa, che possiamo quasi "respirare" l'aria del mare in burrasca. Con calibrate pennellate en plein air l'artista valenciano ci descrive in questo modo quella sensazione di paura e rispetto che si prova quando ci si trova davanti ad una tempesta.

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Joaquìn Sorolla - Giornata grigia sulla spiaggia di Valencia



domenica 21 marzo 2021

Vincent Van Gogh - Ramo di mandorlo fiorito

La difficile Primavera nel tratto di Van Gogh

La Primavera non arriva veramente il 21 marzo.

Usiamo questa data come convenzione per ripartire in stagioni il nostro tempo, ma Lei non arriva improvvisamente seguendo l'inverno come nulla fosse. La Primavera ci accompagna tutto l'anno: la vediamo in quel minuto di sole in più che troviamo a gennaio, in alcuni fiori che sbocciano prima nei nostri prati, nelle giornate tiepide che incontriamo spesso nell'arco di tutto l'anno, anche quando siamo nel bel mezzo dell'autunno inoltrato.

La cerchiamo continuamente per il nostro rinascere quotidiano, consapevoli del suo potere di abbattere il freddo emotivo che spesso cerca di avvolgerci. La Primavera non è solo una stagione, è una speranza.

Non a caso la scelta dell'opera è stavolta caduta su questo bellissimo mandorlo fiorito del genio Vincent Van Gogh: un quadro che l'artista dipinse ispirato al Giappone e alle sue famose stampe (ukyio-e) in regalo all'appena nato nipote. La scelta del soggetto ricadde proprio sui bellissimi fiori di questo albero perché sono tra i primi a fiorire  durante l'anno, nel periodo compreso tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo. Proprio a sottolineare la continuità e il senso di rinascita.

Questo olio su tela, tuttavia, pur essendo magnifico, reca in sè anche le sventure del suo grande creatore: in alcuni rami si nota facilmente come il tratto sia stato semplicemente abbozzato e mancano alcune rifiniture presenti in altre parti del lavoro, ad indicare i periodi di crisi in cui spesso il pittore andava soggetto.

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mercoledì 24 febbraio 2021

Canaletto - Veduta del Palazzo Ducale

La meravigliosa e misteriosa Venezia

Irreprensibile ad ogni tempo critico della storia, la Serenissima rimane ancora oggi la meta preferita dei sognatori di tutto il mondo. Venezia è unica, una città che si leva sul mare e che convive con esso. Un storia che si dipana attraverso le sue sue calle, i suoi ponti, le sue incredibili visioni.

L'arte stessa nei secoli si è inchinata a tanta bellezza, dove grandi maestri hanno vissuto apprezzandone appieno il sapore e le sensazioni di viverla ogni giorno. Giacomo Casanova, personaggio per eccellenza di questo luogo da sogno, l'ha sempre raccontata nella sua "vivace" vita con enorme amore e rispetto.

E tra i suoi più bravi narratori senza dubbio troviamo gli eccellenti lavori di Giovanni Antonio Canal, o meglio, il Canaletto, che dalle sue vedute luminose e magiche (non a caso ispirato dall'Illuminismo) mostra Venezia nel suo semplice quotidiano, con effetti di prospettiva davvero eccezionali.

Ne è un esempio proprio questa immagine del Palazzo Ducale, in cui la scena descritta è viva e si muove con i gondolieri che riempiono lo spazio dell'opera, quasi da esserne trasportati dentro: come se anche noi fossimo su una gondola a contemplare la splendente giornata. Sullo sfondo si riesce a intravedere la Basilica di San Marco e il suo altissimo Campanile.

La bravura del Canaletto è resa possibile anche grazie alla tecnica della camera oscura, di cui il pittore fece largamente uso per rendere la sua opera il più corrispondente possibile al reale.

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giovedì 17 dicembre 2020

Viggo Johansen - Girotondo attorno all'albero di Natale

Natale in Danimarca

E' un Natale molto particolare, questo.

Il mondo è molto cambiato, la società stessa ha mutato in modo radicale molte abitudini e tradizioni, le persone, prese dalle preoccupazioni continue del quotidiano, dimenticano spesso, senza neanche farlo apposta, il senso della festa e della casa. Oltre a dimenticarlo, viene fatto dimenticare: il nostro poco tempo, i messaggi che il mondo invia, le attenzioni selettive rivolte ai più grandi problemi del nostro tempo non fanno altro che distogliere il nostro sguardo da tutto ciò che, in qualche modo, possa darci uno spiraglio di pace.

Esattamente come questo quadro, siamo alla ricerca del nostro girotondo: oggi infatti andiamo in Danimarca, più precisamente a Copenaghen, per conoscere un bravissimo artista, Viggo Johansen, nato in terra danese alla fine dell'ottocento. Johansen faceva parte dei pittori di Skagen, movimento artistico non lontano dall'impressionismo in cui confluirono numerosi pittori nel nord Europa.

La semplicità è la chiave di questa opera: sono infatti sufficienti quattro elementi per rendere questo girotondo magico e nello stesso tempo nostalgico: la presenza di numerosi bambini, la donna sulla destra, probabilmente la mamma, la domestica sullo sfondo e soprattutto il "trono regale" rappresentato da un bellissimo quanto enormemente addobbato albero di Natale, elemento centrale che unifica in un solo colpo la maestosità di questa splendida festa, il cerchio vitale costituito dal senso della famiglia e dell'amore, e la forte luminosità ad indicare speranza per l'umanità intera.


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Viggo Johansen - Girotondo attorno all'albero di Natale

domenica 29 novembre 2020

William Turner - Pescatori in mare

William Turner e la perfezione della luna


Una citazione del famoso autore Fabrizio Caramagna recita:

"Quando arriva una tempesta, sembra che il mondo sia tutto rumore e violenza. E la pace è l’ultima cosa che cerchi perché è l’ultima cosa che puoi."

E lo sa bene il famoso "pittore della luce", William Turner, primo tra i grandi precursori dell'impressionismo, che nel 1796 crea questa tela dall'intensità incredibile, frutto di un sapiente lavoro di analisi sia spaziale che temporale, collocando al centro della scena un peschereccio in totale balia delle onde, completamente circondato dall'acqua e quasi sul punto di rovesciarsi. Poco più a fianco, sulla parte destra e quasi al buio, un'altra piccola nave si trova nella stessa identica situazione.

Guardando ancora più a fondo l'opera è possibile scorgere gli uomini a bordo che in tutti i modi combattono la furia delle onde, uniti tutti insieme in un momento così drammatico. Ma l'intelligenza di Turner non è soltanto nella perfetta descrizione della difficoltà del momento, quando dal fatto che utilizzando la luna come "luce naturale", rende perfettamente visibile l'intero contesto del quadro: ecco infatti che scorgiamo in lontananza i pericolosi scogli dove le imbarcazioni potrebbero andare a sbattere, le nubi minacciose, nere come la notte più buia in un mare ancora più cupo. 

Per lo spettatore è logico chiedersi se alla fine, i poveri uomini riusciranno a salvarsi o sono destinati a terminare in acqua i loro giorni: tuttavia, la luce stessa della luna piena, in grado di mostrare agli occhi di chi guarda l'intera scena, potrebbe anche essere intesa come faro di salvezza, fuoriuscendo dalle nubi scure come a voler indicare la fine della tempesta.

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William Turner - Pescatori in mare


domenica 15 novembre 2020

Alfred Sisley - Sentiero a Louveciennes

La passeggiata autunnale di Sisley

Percorrere un sentiero in autunno somiglia molto ad un viaggio in un regno della fantasia: attraverso una dimensione della natura che assolutamente non è possibile contemplare se non in questo periodo, vediamo colori incredibili, profumi particolari, immagini uniche. L'autunno cambia il nostro modo di percepire le cose al di fuori di noi non solo emotivamente, ma anche e soprattutto a livello sensoriale.

La terza stagione dell'anno ci rende infatti più attenti, in una fase liminare che ci colloca esattamente a metà tra i ricordi dell'estate e i pensieri dell'inverno. L'autunno è un tramite, un messaggio. Un avviso al tempo che cambia, come la vita delle persone. Proprio Alfred Sisley, nel suo immenso talento, ci rende questo a portata di mano descrivendo con grande sapienza questa bellissima immagine di Louveciennes, bellissimo villaggio della Francia settentrionale a cui il pittore inglese di stampo impressionista era molto legato.

Il quadro "viaggia" letteralmente con l'osservatore: noi stessi siamo nella tela e camminiamo su questo sentiero. La tecnica di Sisley, già in questa opera assolutamente evoluta, riesce a rompere la profondità portando lo spettatore a proiettarsi lungo il viale, in un gioco di linee e simmetrie che rendono chiaramente l'intento di muovere l'azione. Il quadro infatti non è statico, ma ci obbliga a camminare dentro esso, grazie anche ad alcune figure che si snodano lungo la strada, e che contribuiscono ad arricchire l'esperienza viva di questo dipinto.

Alfred Sisley - Sentiero a Louveciennes



giovedì 5 novembre 2020

John Atkinson Grimshaw - Rimpianti d'autunno

Il potere riflessivo dell'autunno nell'opera di Grimshaw

Una delle massime più note del grande Confucio recita così: "Si hanno due vite. La seconda inizia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una".

Il rimpianto è lì, quando spesso volgiamo lo sguardo su noi stessi, facendo il conto di quanto abbiamo realizzato, quanto abbiamo "incassato", ma anche ciò che abbiamo perso per strada, volontariamente o no. Il rimpianto è subdolo perché può colpirci in ogni momento, anche nella nostra migliore performance. Ci suscita domande alle quali è praticamente impossibile dare risposta, perché essa sarebbe dovuta realizzarsi solo nel passato.

In particolare tuttavia, il dover far conto con i nostri sè e ma ha una collocazione nel tempo ben precisa, dove questo autoleggersi diventa più forte: in autunno. La stagione che porta all'inverno, che ci insegna attraverso le foglie che cadono, i colori che ingialliscono e la pioggia silente quanto il tempo scorra in una sola direzione, avanti, e non può tornare indietro. E tutti almeno una volta nella vita hanno sperimentato quel disorientamento tra ciò che siamo, quello che abbiamo fatto, e tutto ciò che invece rientra nel campo delle possibilità andate per un altra strada.

E in quest'ottica di il bellissimo quadro di Grimshaw acquista ancora di più un senso forte: lo vediamo nelle intense colorazioni autunnali degli alberi, che sembrano perdere forza andando verso l'alto, indebolite dall'aria grigia della giornata descritta dal pittore di Leeds che tanto ha amato nel suo lavoro raccontarci la sua esperienza dell'autunno. Lo vediamo nella donna, unico soggetto vivo nella foto, mentre guarda vagamente verso l'avanti. Un dinnanzi che non è lo spettatore che guarda la tela, ma, andando più a fondo, un suo rovesciamento di prospettiva: la dama guarda infatti al suo passato per capire come leggere il suo futuro.

Nella tela, così a carattere malinconico, però, vi è un motivo di forte speranza: esattamente come diceva Confucio, capire il senso della nostra vita, come sta tentando di fare questa donna, è il segno preponderante del non doverci arrendere mai. Di procedere spediti per la nostra strada, di guardare sempre al passo successivo che dobbiamo fare senza mai arretrare.

John Atkinson Grimshaw - Rimpianti d'Autunno


domenica 25 ottobre 2020

Edward Hopper - I Nottambuli

La visione della solitudine moderna in Hopper

Cosa ci sta dicendo Hopper con questo quadro?

I suoi nottambuli, o ancor meglio, Nighthaws - Falchi Notturni come titolo originale dell'opera, prendono vita nel 1942, in questa famosa opera che è esposta nell'Art Insitute di Chicago. Il quadro venne realizzato da Hopper che fece da modello di sè stesso grazie ad uno specchio (l'uomo con il naso adunco al centro, da qui il titolo "falchi", che guarda verso il basso) e alla collaborazione di sua moglie Josephine. Vediamo chiaramente la scena in modo molto semplice: tre individui sono all'interno di un locale insieme al barman, è notte, le strade sono vuote.

Pochi elementi che però dicono molto: l'opera infatti va assolutamente studiata nella sua completezza ed espansione spaziale, andando a guardare proprio fuori del ristoro per capire meglio il suo senso, che è di autentico silenzio. Il quadro parla attraverso il non detto della strada vuota, del piccolo riquadro in cui sono contenuti i personaggi, la perfetta centralità dell'individuo seduto di schiena di cui non riusciamo a cogliere alcun particolare riconoscibile. Le quattro figure nonostante siano insieme nello stesso spazio, appaiono vuote, sole, e quasi distanti: lo scopriamo nel volto dell'uomo dal naso adunco che guarda verso il basso, mentre a fianco a lui la donna dai capelli biondi appare intenta a fare altro. Lo stesso barista appare distante dai suoi avventori, come avvertisse il disagio di quel momento e dell'ora tarda in cui quei suoi clienti notturni vanno a trovarsi lì.

E' un dramma fatto di solitudine, di individui che non condividono più nulla se non un luogo, ma senza essere realmente vicini. Hopper in questo quadro descrive l'anomia e l'assenza vitale della società americana dei suoi anni, ma il quadro oggi è perfettamente attuale.

Come i protagonisti del quadro infatti, ci troviamo oggi soli di fronte ad una società che ci appare sempre più lontana e che fagocita l'individuo nella sua grandezza (pensiamo proprio alla grande dimensione che il pittore mette nel descrivere il contesto a discapito dei quattro personaggi), un periodo storico più grande di noi dove anche chi ci sta accanto è distante e deve restare tale. Alla ricerca, tutti, del senso e di una soluzione al buio che ci avvolge: e che forse è una luce, come quella del bar di questo quadro, in grado di illuminare un notte così silenziosa.

hopper nottambuli


venerdì 25 gennaio 2019

Hiroshige Utagawa - "Atagoshita e strada per Yabu"


"Alzo il capo e vedo
me coricato
nel freddo."

(Miura Chora)

Nel silenzio dei nostri pensieri, la neve cade sulle nostre orme, senza parlare, senza alcun rumore, senza fretta e senza alcun clamore. La neve è lenta, ma costante, è affascinante, ma insidiosa. La neve è l'inverno nella sua forma più pura, quando il freddo fuori di noi è talmente grande da creare questa magia almeno una volta all'anno. E non in tutti i luoghi comunque. La neve sceglie dove cadere.

Ed è nel suo candore che riscopriamo tutto ad un tratto, come colpiti da una forte rivelazione, la necessità per noi stessi di ritrovarci, di fermarci, di guardare a noi e capire dove ci collochiamo nel grande senso dell'esistenza. E' la lentezza dei suoi fiocchi a invitarci a riflettere lentamente, con calma, sul tempo che scorre e muta ogni giorno. Di fronte alla neve siamo tutti viandanti in cerca di una strada che ci viene cancellata davanti proprio dal suo bianco mantello, come a ricordarci che spesso il percorso della nostra vita è oscuro e siamo soltanto noi ad essere in grado di rischiararlo. Perché i nostri passi precedenti vengono ricoperti e quindi non potendo guardare indietro, siamo spinti finalmente ad abbandonare le nostre remore e a camminare in avanti rischiando qualcosa di noi.

Ma la neve è anche il ritrovo della propria serenità: di fronte al freddo, riscopriamo il nostro calore vitale nelle cose che contano. 

Hiroshige-Atagoshita-strada-Yabu"
Hiroshige - Atagoshita and Yabu Lane



Non a caso è proprio il maestro Hiroshige Utagawa a tornare sui nostri passi con questo bellissimo Ukyio-e che mostra la strada per Yabu innevata mentre alcune persone la attraversano. La bellezza di quest'opera è tutta nella splendida armonia che predomina su ogni singolo elemento: gli individui, la neve, gli uccelli, gli alberi e il fiume alla destra: tutto perfettamente disposto in un ordine "divinamente" logico che ci ricorda come natura e uomo devono sempre essere in sintonia per trovare, dentro di noi, il "cuore nascosto" che l'inverno ci invita a cercare.





martedì 15 gennaio 2019

Jack Vettriano - Un passato imperfetto (An Imperfect Past)



Cosa vogliamo vedere quando guardiamo dietro di noi?


La ricerca di sé stessi parte sempre da quello che ci accade, senza dubbio, e solo sulla base dell'esperienza che passiamo diviene sempre più inevitabile trarre conclusioni sul senso del nostro esistere. Ci voltiamo indietro per cercare delle risposte, per guardare a qualcosa che siamo stati e magari non possiamo più essere, per tornare ad un ricordo dove siamo stati felici o dove abbiamo trovato qualcosa che ha guidato il nostro cammino.

Il filo conduttore è il passato: lontano o vicino che sia, ci affascina sempre come un richiamo continuo e inesorabile, ci spinge a girarci verso di lui. Il passato a volte tradisce, ci mostra una realtà desiderata che proiettiamo poi come immagine di un nostro ipotetico futuro e a volte invece è un ottimo maestro perché ci impedisce di sbagliare. E proprio qui compare il grande artista Jack Vettriano, di cui spesso abbiamo parlato in queste pagine e la cui opera di oggi compare come una delle più affascinanti e criptiche.
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Jack Vettriano - "An Imperfect Past"
La tela dell'artista scozzese ci mostra una bellissima donna in abiti provocanti guardare le immagini proiettate su una parete mentre alle sue spalle un uomo, probabilmente il suo maggiordomo (sempre caro alla tradizionale arte di Vettriano) partecipa all'intera azione dietro al proiettore. Pur distaccati (la donna non può vedere l'uomo di spalle), i due individui comunicano silenziosamente tra loro come unici protagonisti della scena che gli si mostra davanti. Ma la donna cosa sta osservando?

Pur vedendo la proiezione di fronte a lei, anche se non direttamente visibile all'osservatore, la posa composta e rilassata della donna ci fa pensare a qualcosa legata ai suoi ricordi più intimi. Un uomo, un ricordo di una persona amata, che attraverso una sorta di rito "cinematografico" viene rivissuto da questa ragazza che proprio per l'incontro straordinario che fa con ciò che è stato, si fa bella e sensuale per l'evento, mentre dietro di lei il maggiordomo che l'assiste pare raffigurare allegoricamente l'esperienza dell'anzianità che la guida in questa analisi del suo "passato imperfetto". Imperfetto perché non le dà ancora le risposte che cerca.  E come in altre opere dell'artista, il soggetto femminile, in posa di alta classe, mira e attende allora che il suo amato le parli nella sua più totale bellezza.





mercoledì 20 settembre 2017

Claude Monet - Autunno a Argenteuil


Da qualche parte si deve pur ricominciare.

L'estate se ne va alle nostre spalle lasciandoci nuovamente soli di fronte ad un nuovo inizio, ciclico come il tempo che passa, imperterrito nel suo incedere e svilupparsi nelle complesse trame dei nostri molteplici destini. E l'autunno che ora fa capolino quasi scalpitante nonostante il suo illusorio aspetto pigro e stanco ci ricorda che è lui il protagonista primo a ripartire e ad indicarci la via con i suoi colori, ne suoi giorni sempre più corti pieni di silenzio e di un innato senso di riflessione. E' l'unico momento sincero dell'anno in cui l'animo umano, tornato alla realtà dei fatti e dalle distrazioni delle false chimere proposte dai caldi mesi estivi trova il suo momento di guardarsi allo specchio e confrontarsi, nostalgico nelle foglie cadenti a raccontarci come siamo stati una volta e come siamo diventati adesso, parlandoci in prima persona.

Ammettiamolo senza riserve: l'autunno sotto questo punto di vista non ci piace, non è facile scoprirsi improvvisamente fragili di fronte all'incommensurabile potere della natura che ci costringe nostro malgrado a interrogarci come non abbiamo mai fatto prima sul reale senso delle nostre azioni e a trarre conclusioni che influenzeranno i  nostri passi, considerando che il più delle volte camminiamo davvero senza sapere dove stiamo andando. Non è neanche lontanamente accettabile l'idea che per molti mesi dobbiamo ricominciare a correre, ma lo facciamo spinti ogni giorno dal desiderio concreto di fare qualcosa di importante per noi stessi e che ci dia significato.

Se l'autunno non esistesse per ricordarcelo, vagheremmo stupidamente per dare senso alla nostra vita quando il vero senso è proprio la vita. E per farvelo capire meglio da oggi riprendo questo cammino interrotto troppo a lungo -quasi due anni- per scoprire chi, molto prima di me e di voi cari lettori, ha cercato di raccontare la nostra esistenza attraverso le immagini dell'arte. Come sempre non lo faccio con la pretesa, peraltro impossibile, di trovare la verità nascosta che tutti cerchiamo costantemente, ma con l'animo sereno di chi vuole solo regalare un proprio punto di vista il più onesto possibile.

Non è un caso che ho deciso di ripartire proprio da Monet, uno dei miei autori in assoluto tra i più preferiti e straordinari che la storia dell'arte ci ha donato. Il quadro di oggi è perfetto: sullo sfondo di una città che vive e pulsa l'artista ci racconta un altra storia, spostando il punto di osservazione sull'effetto che l'arrivo della stagione autunnale crea nei colori degli alberi, nel riflesso dell'acqua sul fiume, dal senso di calma che traspare dall'immagine dipinta. La vita che va avanti mentre il tempo passa con le sue stagioni. E Monet si focalizza proprio su questo: da lontano, attento e acuto osservatore del cambiamento che relega in secondo piano il fumo della ciminiera che va verso l'alto e si confonde con le nuvole, come a  separare in un sol colpo la pace interiore dell'autunno dal caos anonimo e assordante del contesto cittadino.

La città è più grande nella sua geometria, ma infinitamente piccola se rapportata alle dimensioni della vita umana. ecco perché il suo grigiore è distante dai colori vivi, esattamente come noi che prendiamo distanza dalla confusione e dai dubbi per ritrovare noi stessi pensando con calma a quello che sarà il nostro prossimo passo.

Sogno dentro un Sogno è tornato, in modo definitivo! Alla prossima opera!

Adriano
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Monet - Autunno a Argenteuil

mercoledì 4 novembre 2015

Hiroshige Utagawa - "La Luna vista attraverso le foglie d'acero"



"La musica dell’estate lontana vola intorno all’Autunno cercando il suo nido perduto"



(Rabindranath Tagore)

Quando l'Autunno arriva, è arrivato il momento di confrontarsi con noi stessi e il tempo che passa. 
Partiamo dall'Inverno precedente, in cui abbiamo fatto propositi per l'anno venturo, e in cui non abbiamo ancora idea se riusciremo a realizzarli o che la nostra strada sia quella che percorriamo in quel momento. Ed è qui che arriva la Primavera, carica del suo ottimismo e della consapevolezza certa che anche se non siamo in grado di ottenere tutti i nostri obiettivi, saremo comunque soddisfatti. L'Estate ci da la conferma di tutto questo, dandoci la possibilità di godere di emozioni grandissime come un tramonto, l'acqua del mare, stare fuori fino a tardi. Ma poi?
La realtà cambia di nuovo, il sogno estivo svanisce e torna un freddo che non è così freddo, un caldo che non è così caldo. Le foglie volano portando via tutto quello che hanno visto durante l'anno, e anche un pezzo di noi. Solo allora comprendiamo veramente quanto tempo è fluito davanti a noi e iniziamo a tirare le somme, tra vittorie e sconfitte. 
Il disegno di Hiroshige, questo splendido Ukyio-e, è semplicemente perfetto nella sua forte esaltazione delle foglie che volano via verso un nulla indefinito, ma che tuttavia è pieno di colore: questo perché proprio nell'Autunno, quando ci ritroviamo a capire quello che abbiamo davvero fatto, troviamo di nuovo il momento di ricominciare.
Hiroshige Utagawa - "La Luna vista attraverso le foglie d'acero"
Hiroshige Utagawa - "La Luna vista attraverso le foglie d'acero"

giovedì 19 marzo 2015

Festa del papà 2015 - Guido Reni - "San Giuseppe"


Tanti auguri a tutti i papà del mondo

Festa del papà 2015, doppio appuntamento con Sogno Dentro Un Sogno: presentato da una bellissima poesia di William Blake, una magnifica opera di Guido Reni (1575-1642, tornerà presto a trovarci) che ci mostra un padre d'eccezione: San Giuseppe con in braccio il piccolo Gesù. Un sincero augurio!

William Blake - Il bambino perduto

Babbo, babbo, dove vai?
Oh, non camminare così veloce.
Parla, babbo, parla al tuo bambino,
O io mi perderò.
La notte era scura, nessun padre c’era;
Il bimbo era bagnato di rugiada;
il fango era profondo,
e il bimbo pianse,
e la nebbia svanì fugace.



Guido Reni - San Giuseppe dei falegnami




sabato 14 febbraio 2015

Marc Chagall - "Gli amanti di Vence"


Ti Amo, le due parole che valgono una vita

Una intera esistenza dentro queste parole: ti amo.
Non c'è un modo più sublime per esprimere il proprio sentimento alla persona amata se non dicendoglielo con queste poche lettere dal peso immenso: dire ti amo è dire la mia vita è anche la tua, la onoro e la rispetto, la vivo per te, ti accompagno ogni giorno della nostra esistenza.
L'amore esiste in tanti modi, c'è quello corrisposto, ed è la sua forma più bella. Giovani, maturi, anziani, coloro che si amano vivono nel paradiso terrestre, anche quando tutto è difficile, si sostengono l'un l'altro senza farsi mai mancare nulla. Si capiscono senza parlarsi, con un semplice gesto o il tocco delle dita, o di un sorriso, e qualsiasi cosa facciano anche se non insieme in un dato momento, è magia pura. Nessuno è in grado di spiegarlo se non l'ha mai provato o se ancora deve conoscerlo.
Esiste però anche un altro tipo di amore, quello non corrisposto, che spesso fa male perché genera tanti dubbi e insicurezze: tanti vorrebbero quella data persona al loro posto, ma non può e non deve essere così. I motivi possono essere molteplici, e va accettato. Tanti poeti del passato onoravano donne che non sono mai state loro neanche per un momento, tuttavia le hanno amate sempre, è l'amore platonico, ma è quello che insegna a guardare avanti soltanto se lo si desidera davvero.
Naturalmente ci sono anche gli amori che finiscono, nel bene e nel male. A volte sono duri da digerire, altre volte invece sono una nuova liberazione. Posso essere un nuovo inizio, un nuovo modo di riconsiderare altre persone, è perché no, innamorarsi di nuovo.
Quello che è bellissimo infatti è che l'amore ci colpisce quando vuole lui, nel momento in cui non sappiamo nemmeno dove sia, e ci prende come un uragano mandandoci in confusione totale e dandoci un punto di vista molto diverso delle cose che ci accadono. E' nel significato profondo dell'innamorarci che troviamo il motivo principale per vivere nella più segreta speranza della nostra felicità.
Chagall amanti Vence
Chagall- Gli amanti di Vence

sabato 7 febbraio 2015

Maria Magdalena Hafenscheer - "La menzogna smascherata"


Siamo tutti impostori in questo mondo, noi tutti facciamo finta di essere qualcosa che non siamo (R. Bach)

Dove finisce quello che è falso? Dove è che noi troviamo la verità? Esiste qualcosa che sia vero?
E' diventato difficile di questi tempi avere fiducia in qualcuno: le persone vivono per tornaconto personale, alcune approfittano, altre riescono ad avere in pochi secondi due facce; possono sorridervi ed un attimo dopo deridervi senza che voi possiate accorgervene. Molto spesso addirittura il confine tra il vero e il falso è talmente sottile che si confondono tanto da spingerci a credere per buone menzogne che alle orecchie di altri sarebbero palesi.
La falsità del mondo odierno è gigante, giochiamo tutti sull'apparire e mostrarci per quello che non siamo, e a molti di noi piace. Senza farlo apposta, siamo attori che mettono ogni giorno una maschera diversa per giocare in un teatro in cui chi ha più talento nel recitare riesce ad emergere nella scala sociale, e perché no, anche nei rapporti personali. Come l'amore e l'amicizia, ad esempio, veri e propri terreni di scontro tra quello che le persone provano nel loro cuore e quello che invece vogliono mostrare per il mero guadagno.
Successo? Fama? Semplice presa d'ego? Oppure soltanto il desiderio represso di volersi per forza far notare quando tutta la società ignora sé stessa? Quello che bisogna accettare è che ormai la bugia fa parte dell'oggi: tutti mentono, anche a fin di bene, ma è pur sempre il falsificare la realtà quello che muove le cose.
Esiste un modo per uscire da questo circolo vizioso? L'unica soluzione possibile è quello di "lasciar perdere" e vivere serenamente la propria vita alla ricerca continua di quello che è rimasto ancora di genuino e reale. Solo confrontandoci ogni volta con quello che è fuori di noi, guardando con occhi"nuovi" quello che abbiamo di fronte, riusciremo a trovare la tanto agognata Verità.
Esattamente come questo quadro dipinto da Maria Magdalena Hafenscheerdel (casalinga e sarta) nel 1892, dove la Verità velata e la menzogna (con minigonna lacera a righe rosse e nere) si sfidano senza sosta. La menzogna sfoga con la lingua biforcuta (doppiezza) la propria rabbia contro la Verità e prova a colpirla invano con dei sassi, calpestando, con i suoi piedi, da una parte il cuore (amore), dall'altra la croce (fede).
La Verità, tuttavia, con la mano destra ha strappato alla menzogna la bella maschera dal viso, con la mano sinistra si difende dagli attacchi della menzogna e calpesta sotto di sé il serpente, simbolo del tradimento. Alla fine, è sempre il bene a vincere.

Hafenscheer - "La menzogna smascherata"
Hafenscheer - La menzogna smascherata


sabato 31 gennaio 2015

Edward Munch - "Notte Bianca"


Il freddo e la neve in Munch

Torna il freddo in tutta Italia, e ho pensato bene di raccontarvelo attraverso questo quadro dedicato all'inverno di Edward Munch. In maniera non dissimile dell'orribile angoscia del suo Urlo, i toni blu di questo paesaggio notturno sommerso dalla neve evocano pensieri di morte silenziosa, di solitudine, di buio assoluto.
Il bianco della neve è praticamente  sommerso dal neo dei due alberi in primo piano, che si stagliano sulla tela dominando lo spazio e offrendo la loro ombra nera sul piano. Un segno continuo di morte perennemente presente e costantemente osservabile al quale nulla si può se non contemplarla in silenzio.
Tuttavia, in questa opera il buio non è solo funesto, ma pare portare ad una tranquillità interiore all'osservatore, che può abbandonarsi alla scena in modo reale, come affacciandosi ad una finestra nella notte per osservare il freddo manto della neve.
Anche il cielo sullo sfondo, tendente all'azzurro, infonde un senso di calma crescente, rassicurante, ad indicare la possibile pace che l'uomo può raggiungere allontanandosi dall'oppressione crescente (rappresentata appunto dagli alberi, neri perché radicati alla terra e quindi alle disgrazie umane) per arrivare alla serenità delle emozioni più pure e lontane dalla tristezza.
Notte Bianca di Edward Munch
Munch - Notte Bianca

sabato 24 gennaio 2015

Hiroshige Utagawa - Giardino degli iris a Horikiri


L'iris di Hiroshige, inno alla bellezza femminile

Esiste qualcosa di più bello di questa opera che stiamo guardando in questo momento?
Hiroshige la dipinse così, utilizzando un punto di osservazione ribassato, in modo da dare l'idea all'osservatore di guardare non al primo, ma alla scena che si verifica in secondo piano. La stessa cornice che compone l'opera è volta a esaltare la bellezza dell'iris, che guardiamo davanti a noi come in posa sensuale, ad attrarci esattamente come le donne sullo sfondo, che l'artista giapponese coglie nell'atto di cogliere il bellissimo fiore.
Non è un caso: le donne sono nel prato esattamente insieme agli iris proprio per esaltarne l'armonia fresca e la comunanza nella bellezza.
Hiroshige ci dice come le donne siano belle attraverso un lavoro geniale che all'epoca della sua produzione fu tuttavia considerato piuttosto audace (era il diciannovesimo secolo) e che proponeva in una delle sue prime apparizioni in Giappone della pianta presentata da un medico, Engelbert Kaempfer, che aveva lavorato in terra nipponica con la Compagnia olandese delle Indie Orientali.
Hiroshige Giardino degli iris
Hiroshige Utagawa - Giardino degli iris a Horikiri

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