mercoledì 20 settembre 2017

Claude Monet - Autunno a Argenteuil


Da qualche parte si deve pur ricominciare.

L'estate se ne va alle nostre spalle lasciandoci nuovamente soli di fronte ad un nuovo inizio, ciclico come il tempo che passa, imperterrito nel suo incedere e svilupparsi nelle complesse trame dei nostri molteplici destini. E l'autunno che ora fa capolino quasi scalpitante nonostante il suo illusorio aspetto pigro e stanco ci ricorda che è lui il protagonista primo a ripartire e ad indicarci la via con i suoi colori, ne suoi giorni sempre più corti pieni di silenzio e di un innato senso di riflessione. E' l'unico momento sincero dell'anno in cui l'animo umano, tornato alla realtà dei fatti e dalle distrazioni delle false chimere proposte dai caldi mesi estivi trova il suo momento di guardarsi allo specchio e confrontarsi, nostalgico nelle foglie cadenti a raccontarci come siamo stati una volta e come siamo diventati adesso, parlandoci in prima persona.

Ammettiamolo senza riserve: l'autunno sotto questo punto di vista non ci piace, non è facile scoprirsi improvvisamente fragili di fronte all'incommensurabile potere della natura che ci costringe nostro malgrado a interrogarci come non abbiamo mai fatto prima sul reale senso delle nostre azioni e a trarre conclusioni che influenzeranno i  nostri passi, considerando che il più delle volte camminiamo davvero senza sapere dove stiamo andando. Non è neanche lontanamente accettabile l'idea che per molti mesi dobbiamo ricominciare a correre, ma lo facciamo spinti ogni giorno dal desiderio concreto di fare qualcosa di importante per noi stessi e che ci dia significato.

Se l'autunno non esistesse per ricordarcelo, vagheremmo stupidamente per dare senso alla nostra vita quando il vero senso è proprio la vita. E per farvelo capire meglio da oggi riprendo questo cammino interrotto troppo a lungo -quasi due anni- per scoprire chi, molto prima di me e di voi cari lettori, ha cercato di raccontare la nostra esistenza attraverso le immagini dell'arte. Come sempre non lo faccio con la pretesa, peraltro impossibile, di trovare la verità nascosta che tutti cerchiamo costantemente, ma con l'animo sereno di chi vuole solo regalare un proprio punto di vista il più onesto possibile.

Non è un caso che ho deciso di ripartire proprio da Monet, uno dei miei autori in assoluto tra i più preferiti e straordinari che la storia dell'arte ci ha donato. Il quadro di oggi è perfetto: sullo sfondo di una città che vive e pulsa l'artista ci racconta un altra storia, spostando il punto di osservazione sull'effetto che l'arrivo della stagione autunnale crea nei colori degli alberi, nel riflesso dell'acqua sul fiume, dal senso di calma che traspare dall'immagine dipinta. La vita che va avanti mentre il tempo passa con le sue stagioni. E Monet si focalizza proprio su questo: da lontano, attento e acuto osservatore del cambiamento che relega in secondo piano il fumo della ciminiera che va verso l'alto e si confonde con le nuvole, come a  separare in un sol colpo la pace interiore dell'autunno dal caos anonimo e assordante del contesto cittadino.

La città è più grande nella sua geometria, ma infinitamente piccola se rapportata alle dimensioni della vita umana. ecco perché il suo grigiore è distante dai colori vivi, esattamente come noi che prendiamo distanza dalla confusione e dai dubbi per ritrovare noi stessi pensando con calma a quello che sarà il nostro prossimo passo.

Sogno dentro un Sogno è tornato, in modo definitivo! Alla prossima opera!

Adriano
monet autunno argenteuil
Monet - Autunno a Argenteuil

mercoledì 4 novembre 2015

Hiroshige Utagawa - "La Luna vista attraverso le foglie d'acero"



"La musica dell’estate lontana vola intorno all’Autunno cercando il suo nido perduto"



(Rabindranath Tagore)

Quando l'Autunno arriva, è arrivato il momento di confrontarsi con noi stessi e il tempo che passa. 
Partiamo dall'Inverno precedente, in cui abbiamo fatto propositi per l'anno venturo, e in cui non abbiamo ancora idea se riusciremo a realizzarli o che la nostra strada sia quella che percorriamo in quel momento. Ed è qui che arriva la Primavera, carica del suo ottimismo e della consapevolezza certa che anche se non siamo in grado di ottenere tutti i nostri obiettivi, saremo comunque soddisfatti. L'Estate ci da la conferma di tutto questo, dandoci la possibilità di godere di emozioni grandissime come un tramonto, l'acqua del mare, stare fuori fino a tardi. Ma poi?
La realtà cambia di nuovo, il sogno estivo svanisce e torna un freddo che non è così freddo, un caldo che non è così caldo. Le foglie volano portando via tutto quello che hanno visto durante l'anno, e anche un pezzo di noi. Solo allora comprendiamo veramente quanto tempo è fluito davanti a noi e iniziamo a tirare le somme, tra vittorie e sconfitte. 
Il disegno di Hiroshige, questo splendido Ukyio-e, è semplicemente perfetto nella sua forte esaltazione delle foglie che volano via verso un nulla indefinito, ma che tuttavia è pieno di colore: questo perché proprio nell'Autunno, quando ci ritroviamo a capire quello che abbiamo davvero fatto, troviamo di nuovo il momento di ricominciare.
Hiroshige Utagawa - "La Luna vista attraverso le foglie d'acero"
Hiroshige Utagawa - "La Luna vista attraverso le foglie d'acero"

giovedì 19 marzo 2015

Festa del papà 2015 - Guido Reni - "San Giuseppe"


Tanti auguri a tutti i papà del mondo

Festa del papà 2015, doppio appuntamento con Sogno Dentro Un Sogno: presentato da una bellissima poesia di William Blake, una magnifica opera di Guido Reni (1575-1642, tornerà presto a trovarci) che ci mostra un padre d'eccezione: San Giuseppe con in braccio il piccolo Gesù. Un sincero augurio!

William Blake - Il bambino perduto

Babbo, babbo, dove vai?
Oh, non camminare così veloce.
Parla, babbo, parla al tuo bambino,
O io mi perderò.
La notte era scura, nessun padre c’era;
Il bimbo era bagnato di rugiada;
il fango era profondo,
e il bimbo pianse,
e la nebbia svanì fugace.



Guido Reni - San Giuseppe dei falegnami




sabato 14 febbraio 2015

Marc Chagall - "Gli amanti di Vence"


Ti Amo, le due parole che valgono una vita

Una intera esistenza dentro queste parole: ti amo.
Non c'è un modo più sublime per esprimere il proprio sentimento alla persona amata se non dicendoglielo con queste poche lettere dal peso immenso: dire ti amo è dire la mia vita è anche la tua, la onoro e la rispetto, la vivo per te, ti accompagno ogni giorno della nostra esistenza.
L'amore esiste in tanti modi, c'è quello corrisposto, ed è la sua forma più bella. Giovani, maturi, anziani, coloro che si amano vivono nel paradiso terrestre, anche quando tutto è difficile, si sostengono l'un l'altro senza farsi mai mancare nulla. Si capiscono senza parlarsi, con un semplice gesto o il tocco delle dita, o di un sorriso, e qualsiasi cosa facciano anche se non insieme in un dato momento, è magia pura. Nessuno è in grado di spiegarlo se non l'ha mai provato o se ancora deve conoscerlo.
Esiste però anche un altro tipo di amore, quello non corrisposto, che spesso fa male perché genera tanti dubbi e insicurezze: tanti vorrebbero quella data persona al loro posto, ma non può e non deve essere così. I motivi possono essere molteplici, e va accettato. Tanti poeti del passato onoravano donne che non sono mai state loro neanche per un momento, tuttavia le hanno amate sempre, è l'amore platonico, ma è quello che insegna a guardare avanti soltanto se lo si desidera davvero.
Naturalmente ci sono anche gli amori che finiscono, nel bene e nel male. A volte sono duri da digerire, altre volte invece sono una nuova liberazione. Posso essere un nuovo inizio, un nuovo modo di riconsiderare altre persone, è perché no, innamorarsi di nuovo.
Quello che è bellissimo infatti è che l'amore ci colpisce quando vuole lui, nel momento in cui non sappiamo nemmeno dove sia, e ci prende come un uragano mandandoci in confusione totale e dandoci un punto di vista molto diverso delle cose che ci accadono. E' nel significato profondo dell'innamorarci che troviamo il motivo principale per vivere nella più segreta speranza della nostra felicità.
Chagall amanti Vence
Chagall- Gli amanti di Vence

sabato 7 febbraio 2015

Maria Magdalena Hafenscheer - "La menzogna smascherata"


Siamo tutti impostori in questo mondo, noi tutti facciamo finta di essere qualcosa che non siamo (R. Bach)

Dove finisce quello che è falso? Dove è che noi troviamo la verità? Esiste qualcosa che sia vero?
E' diventato difficile di questi tempi avere fiducia in qualcuno: le persone vivono per tornaconto personale, alcune approfittano, altre riescono ad avere in pochi secondi due facce; possono sorridervi ed un attimo dopo deridervi senza che voi possiate accorgervene. Molto spesso addirittura il confine tra il vero e il falso è talmente sottile che si confondono tanto da spingerci a credere per buone menzogne che alle orecchie di altri sarebbero palesi.
La falsità del mondo odierno è gigante, giochiamo tutti sull'apparire e mostrarci per quello che non siamo, e a molti di noi piace. Senza farlo apposta, siamo attori che mettono ogni giorno una maschera diversa per giocare in un teatro in cui chi ha più talento nel recitare riesce ad emergere nella scala sociale, e perché no, anche nei rapporti personali. Come l'amore e l'amicizia, ad esempio, veri e propri terreni di scontro tra quello che le persone provano nel loro cuore e quello che invece vogliono mostrare per il mero guadagno.
Successo? Fama? Semplice presa d'ego? Oppure soltanto il desiderio represso di volersi per forza far notare quando tutta la società ignora sé stessa? Quello che bisogna accettare è che ormai la bugia fa parte dell'oggi: tutti mentono, anche a fin di bene, ma è pur sempre il falsificare la realtà quello che muove le cose.
Esiste un modo per uscire da questo circolo vizioso? L'unica soluzione possibile è quello di "lasciar perdere" e vivere serenamente la propria vita alla ricerca continua di quello che è rimasto ancora di genuino e reale. Solo confrontandoci ogni volta con quello che è fuori di noi, guardando con occhi"nuovi" quello che abbiamo di fronte, riusciremo a trovare la tanto agognata Verità.
Esattamente come questo quadro dipinto da Maria Magdalena Hafenscheerdel (casalinga e sarta) nel 1892, dove la Verità velata e la menzogna (con minigonna lacera a righe rosse e nere) si sfidano senza sosta. La menzogna sfoga con la lingua biforcuta (doppiezza) la propria rabbia contro la Verità e prova a colpirla invano con dei sassi, calpestando, con i suoi piedi, da una parte il cuore (amore), dall'altra la croce (fede).
La Verità, tuttavia, con la mano destra ha strappato alla menzogna la bella maschera dal viso, con la mano sinistra si difende dagli attacchi della menzogna e calpesta sotto di sé il serpente, simbolo del tradimento. Alla fine, è sempre il bene a vincere.

Hafenscheer - "La menzogna smascherata"
Hafenscheer - La menzogna smascherata


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