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venerdì 20 luglio 2012

Paul Gauguin - "Donne di Tahiti"


Il Sintetismo di Gauguin

Paul Gauguin (1848-1903) è stato uno straordinario pittore francese la cui prima formazione artistica fu di stampo impressionista, prima di trasformare il suo stile in modo più astratto e semplice in quello che venne definito Sintetismo. Fu un precursore del Fauvismo e delle stesse espressioni dell'Art Noveau.
Gauguin nacque a Parigi, ma fu costretto a vivere alcuni anni in Perù a causa dell'avvento al potere di Napoleone III.
Tornato in Francia dopo essersi arruolato in marina, iniziò il suo percorso artistico come autodidatta, facendo la conoscenza di Pissarro e iscrivendosi alla prestigiosa "Accademia Colagrossi", dedicandosi anche alla scultura.
Nonostante tutto però, le tecniche impressioniste con cui Gauguin si era formato non davano soddisfazione al suo animo, cui l'ulteriore conoscenza con Vincent Van Gogh ne segnarono un inesorabile distacco a favore di dipinti più semplici dal netto distacco cromatico: il colore viene chiuso in zone, settori, la superficie si annulla nel rapporto tra spazio e volume, la scena si presenta nella sua essenzialità: non a caso gauguin iniziò a dipingere a memoria proprio per arrivare ad una pittura essenziale, sintetica e scevra di particolari da lui considerati superflui.
Il quadro di oggi venne dipinto dall'artista durante un viaggio a Tahiti (nella Polinesia francese), dove possiamo ritrovare molta della vitalità dei suoi quadri: una tela è il modo con cui l'artista enuncia il suo messaggio all'osservatore: è comunicazione chiara e visibile.
Gauguin - Donne di Tahiti

mercoledì 18 luglio 2012

Teomondo Scrofalo - "Il Bevitore"


La vera storia del quadro più bizzarro della tv

Negli anni Ottanta, nell'immancabile e indimenticabile serata domenicale del Drive In, celebre trasmissione satirica dove molti dei più grandi comici italiani hanno mosso i loro primi passi (basti pensare ad Enrico Beruschi oppure al bravissimo scrittore Giorgio Faletti) un giovane Ezio Greggio portava agli schermi italiani un simpatico sketch denominato "Asta Tosta", in cui interpretava un venditore di cianfrusaglie spacciate come straordinarie opere d'arte.
Tra i tanti oggetti messi nella simpatica vendita satirica, il pezzo forte della serata era sempre lo stesso quadro, che Greggio definiva scherzosamente in più modi come una natura morta, una ballerina di danza classica, un autoritratto: ecco come tutti in un modo o nell'altro hanno fatto conoscenza di questo fantomatico autore kitsch, Teomondo Scròfalo, la cui storia bizzarra mi ha talmente incuriosito da cercare maggiori informazioni sul suo conto.
Il nome tuttavia è opera di fantasia, e attualmente si utilizza per denigrare un pittore reputato di scarso talento. Il quadro, opera già nota in alcune osterie italiane che ne ospitavano una riproduzione già nei primi anni Sessanta, raffigura un vecchio intento a bere. La bottiglia a fianco fa pensare facilmente ad un ubriacone, così come il soggetto pare riprendere in maniera del tutto scherzosa l'omonimo dipinto di Cèzanne.

Teomondo Scrofalo - Il bevitore

martedì 17 luglio 2012

Jean Antoine Watteau - "L'amore al teatro francese"


Watteau e la disinvolta pittura del teatro

Si, avrete capito che i pittori francesi mi piacciono molto. Oggi vi parlo di Jean Antonie Watteau (1684-1721), artista di straordinario calibro che fece anche la conoscenza delle tecniche di disegno utilizzate dai pittori fiamminghi, e che studiò a fondo le grandi opere di Tiziano e Pietro Paolo Rubens. Nel 1703 conobbe ed iniziò a lavorare nella bottega di Claude Gillot, che si occupava di costumi e scene teatrali, occupandosi di tematiche come la commedia italiana e i suoi personaggi.
Watteau ha indubbiamente uno stile disinvolto, ma molto preciso e pienamente incentrato sul significato onirico che un quadro può dare all'occhio di chi lo guarda: scene ampie, quasi beffarde e al limite della piena comprensione, dove tutti gli elementi al suo interno generano divagazione e smarrimento, quasi a non capire esattamente dove bisogna andare a guardare.
E'una autentica scissione tra il tempo, la spazio, un limbo ideale di interazione tra i personaggi. 

Watteau - L'amore al teatro francese

venerdì 6 luglio 2012

Frederick Childe Hassam - "Pesci rossi alla finestra"


Childe e l'Impressionismo in America

Hassam - The Goldfish Window
Anche gli Stati Uniti vantano il loro bellissimo patrimonio di impressionisti, di cui senza dubbio Frederick Childe Hassam (1859-1935, conosciuto soprattutto come Childe) è uno dei suoi migliori e maggiori esponenti.
Da giovanissimo lasciò gli studi per dedicarsi al mestiere di intagliatore, per poi cimentarsi con l'acquerello e le illustrazioni. Spinto da una sua carissima amica e collega, Celia Thaxter, Hassam si recò nel 1886 a Parigi per approfondire il disegno di soggetti umani all'Acadèmie Julian, dove tuttavia il pittore rimase piuttosto deluso. Childe infatti fece moltissima esperienza dagli impressionisti parigini che vivevano ed esponevano nella città (erano infatti gli anni più fiorenti di questo tipo di produzione artistica).
Tornato in America e stabilitosi a New York, dedicò le sue opere all'atmosfera lieve e gioiosa della grande metropoli statunitense, in contrapposizione alla secondo lui più cupa atmosfera francese, spegnendosi all'età di 75 anni. In questo quadro, che ritrae una giovane donna davanti alla più classica boccia di vetro con i pesci rossi, emerge un colore spettacolare, vivo.
Il tutto è confermato dalla finestra aperta, che sembra quasi far "entrare aria" anche  nella stanza dell'osservatore.

mercoledì 4 luglio 2012

Joan Mirò - "Il Carnevale di Arlecchino"


Mirò, il Surreale che uccide il convenzionale

Joan Mirò (1893-1983) è stato un pittore, un ceramista e uno scultore spagnolo, esponente del surrealismo, tecnica pittorica che presuppone la liberazione dell'inconscio umano in modo attivo e critico verso la razionalità,  prediligendo la libera e spontanea espressione della libertà umana senza inibizioni.
Mirò iniziò la sua giovane carriera artistica già a otto anni, conobbe il grande Pablo Picasso e in poco tempo sviluppò a livelli incredibili il suo stile surreale, studiando forme espressive sempre più ardimentose.
Disprezzava la convenzionalità artistica a favore di una sua uccisione (parlava anche di un suo stupro) lavorando in maniera sempre più marcata alle sue monografie attualmente ammirate in tutto il globo terrestre.
In questa opera, manifesto del suo stile e di tutto il surrealismo, compaiono figure facilmente riconoscibili (come ad esempio un gatto e un pesce), ma anche elementi simbolici (si noti il triangolo scuro alla finestra che rappresenterebbe la Torre Eiffel) e fluttuanti, come a voler abbattere le dimensioni spaziali e viaggiare oniricamente nella mente umana, come fantasmi o presenze immaginarie.
Mirò - Il Carnevale di Arlecchino

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