sabato 8 settembre 2012

Caspar David Friedrich - "Viandante sul mare di nebbia"


L'inafferabile immensità della natura secondo Friedrich

Il quadro di Friedrich "Viandante sul mare di nebbia"
Friedrich - Viandante
Cosa siamo davanti alla natura?
L'opera di oggi ci pone ancora una volta di fronte alla grandezza dell'esistenza, che troppo spesso non siamo capaci di osservare con ampiezza, lasciandoci abbandonare il più delle volte alla stretta superficialità. E'solo nei panni del viandante che possiamo allora trovare la conoscenza profonda delle cose, abbandonandoci alla contemplazione meravigliosa di tutto quello che ci circonda.
Proprio come in questo quadro di Caspar David Friedrich (1774-1840), realizzato su tela nel 1818 e che ritrae un uomo vestito di scuro che si staglia su un orizzonte roccioso ricoperto di nebbia, che quasi cela gelosamente il panorama all'osservatore, che tuttavia non riesce a staccargli gli occhi di dosso.
Friedrich è stato un pittore tedesco dell' epoca romantica, considerava il paesaggio con un rispetto trascendente, divino, e non a caso molte delle sue opere ritraggono eventi e fenomeni particolari come tempeste, albe, tramonti.
La sua tecnica pittorica rappresentò un innovazione nel suo tempo: invece dell'uso di tre piani per la descrizione di un paesaggio, Friedrich usò direttamente il primo e il terzo (lo sfondo), tralasciando il secondo, che era comunemente utilizzato come mediatore tra gli altri due. Il risultato era la visione immediata e lontana: agli occhi di uno spettatore ciò che gli si para davanti, seppur ben visibile, appare comunque lontano e difficile da dominare.
Si pensa che il quadro sia stato realizzato successivamente alla morte di un amico del pittore, allo scopo di commemorarlo: il viandante, nella simbologia religiosa cristiana, rappresenterebbe infatti la transitorietà della vita verso il destino ultraterreno: la montagna rappresenterebbe il raggiungimento a Dio, che si può solo ottenere varcando le nebbie dei peccati e delle azioni commesse in vita. Ma esso potrebbe anche essere interpretato come la solitudine dell'uomo di fronte all'immensità del mondo.
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