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venerdì 25 ottobre 2013

Henri de Toulouse-Lautrec - "La toilette"


Lautrec e le maisons clouses

Il taglio fotografico e la semplicità come invito alla riflessione sull'opera

Torna su queste pagine l'arte realistica e dedita al post-impressionismo di Henri de Tolouse Lautrec (1864-1901), con uno dei suoi quadri più famosi, quello che ritrae all'interno della toeletta una giovane ragazza di spalle all'interno di una casa di appuntamento che il pittore spesso frequentava.
Lautrec aveva una sua personale concezione dei bordelli, li considerava dei posti odiosi per lustrarsi le scarpe, ma nello stesso tempo aveva stretto forte amicizia con alcune delle ragazze e delle tenutarie delle case chiuse dove ritraeva, come in questo caso, alcune delle donne. La maggior parte delle volte in momenti privati e raramente mentre erano impegnate a trattenere la clientela.
Lo stile dell'opera è sobrio, molto semplice, la donna è voltata, come ad individuarne la delicatezza e la profonda debolezza intima, indifesa. Nello stesso momento il taglio è fotografico: sembra cogliere un attimo, un momento privato e intenso di una donna, nel momento in cui essa si dedica a sé stessa.
E' una scena di rassegnazione serena, in cui la ragazza accetta il suo lavoro duro, e in cui Lautrec prende le distanze: lo descrive e non lo giudica, lasciando allo spettatore il compito di individuare la sensibilità di questo quadro, opera che attualmente è conservata nel Museo d'Orsay di Parigi
toeletta-lautrec
Tolouse Lautrec - La toeletta

venerdì 26 luglio 2013

William Turner - "Ulisse schernisce Polifemo"


Turner, il padre dell'impressionismo

Joseph William Turner (1775-1851) pittore e incisore inglese.  Stile romantico molto vicino alle tecniche impressioniste tanto da esserne considerato da molti il padre. Esperto nella tecnica paesaggistica, soprattutto per merito dell'acquerello, fu definito da molti il "pittore della luce".

Turner visse la giovinezza con il padre, barbiere e fabbricante di parrucche e la madre, che manifestava forti problemi psichici a causa della morte prematura della giovane figlia e sorella di William, Helen. In un contesto così difficile, il giovane si trasferì a Brentford, sulle rive del Tamigi, luogo che con ogni probabilità colpì il ragazzo suscitandone il desiderio della pittura.
A 14 anni faceva già parte della Royal Academy of Arts, mostrando inizialmente un forte interesse per le materia architettoniche prima di approdare con forza all'arte della pittura. In particolar modo, affrontò lo studio del paesaggio classico e i metodi di raffigurazione attraverso una visione propria dell'epoca che prevedeva uno stile più lirico e personale. Dopo un solo anno di frequenza degli studi, un suo acquerello fu scelto per l'esposizione nell'istituto.
Visse la sua vita in modo sempre più eccentrico, passando molto tempo con suo padre e manifestando segni crescenti di depressione che diventarono molto forti con la morte del genitore.
Lo stile di Turner è pieno di colorazione libera, sempre luminosa e tesa alla perfetta raffigurazione cromatica. I soggetti che spesso ritraeva erano presi dal mare come barche, naufraghi, onde e maree e fenomeni e catastrofi atmosferiche come burrasche, temporali oppure la pioggia e la nebbia. 
Nell'opera di oggi Ulisse fugge con la sua nave dalle grinfie di Polifemo (che nel dipinto assomiglia vagamente ad una nuvola) dopo averlo trafitto nel suo unico occhio facendosi chiamare "Nessuno".
William Turner Ulisse schernisce Polifemo
Turner - Ulisse schernisce Polifemo

mercoledì 24 luglio 2013

Claude Oscar Monet - "Passeggiata sulla scogliera"


Monet e il significato del mare

Mi sono innamorato di questo quadro non appena l'ho visto, in una di quelle giornate in cui devi fare i conti con te stesso.
Per me il mare ha un significato particolare, mi ricorda la libertà della gioventù, il vento sulla faccia quando c'è burrasca oppure la semplice brezza portata dalla marea, l'odore e il sapore del sale che uno si porta appresso dopo aver fatto il bagno, le grida dei bambini sulla spiaggia insieme alla sabbia rovente che ti brucia i piedi.
Mi ricorda anche l'amore, lontano, quello che dura poco, perché non c'è niente da fare, l'estate dura poco e nulla mi toglie al pensiero che ci sia una sottile beffa del destino in tutto questo.
Il mare e l'estate ricordano a tutti come il tempo passa, il solo osservarlo mi mette di fronte all'idea dello scorrere dei giorni, del passare delle vite, dei desideri, di quello che ho voluto e non potrò mai avere, e anche di ciò che per poco è stato mio e che ora è da un altra parte. Persone, cose, eventi che vanno e vengono in un circolo infinito di storie.
E allora faccio come Monet, salgo la scogliera, e mi metto a guardare questa acqua così sconfinata in cerca delle risposte che troppo spesso tardano ad arrivare.
Monet - Passeggiata sulla falesia

martedì 25 giugno 2013

Salvador Dalì - "Cigni che riflettono elefanti"


Dalì: il surrealismo dei cigni e degli elefanti

Salvador Dalì (1904-1989) pittore di grandissime abilità tecniche il cui surrealismo (influenzato dai suoi studi sul Rinascimento) lo ha reso celebre in tutto il mondo. Personaggio stravagante e spesso talmente bizzarro da essere facilmente ricordato più per le sue stranezze che per i suoi capolavori, Dalì ha intrecciato molto spesso la sua vita anche con quella legata al mondo dello spettacolo, collaborando con scrittori, registi e scultori.


Dopo molto tempo torno a far parlare Salvador Dalì con una delle sue opere più particolari, discusse, enigmatiche: uno scorcio di natura in cui alcuni cigni, riflettendosi nell'acqua, diventano elefanti. Una visione onirica la cui spiegazione parte da una base razionale: ovvero la razionalizzazione, il prendere forma e visione del sogno, del delirio.
Solo in questo modo ciò che percepiamo a livello inconscio diventa tangibile e trasformato nell'immagine che realmente mostriamo di quello che è dentro di noi.
E' il contrasto tra leggerezza e pesantezza, nel collo dei cigni a cui si sovrappone il muscolare fisico deglie elefanti, così come la stessa natura intorno che esternamente è desertica, povera, arida. A cui si contrappone la nitidezza dell'acqua, la trasparenza.
La bellezza dell'opera di Dalì si racchiude così nella possibilità di un viaggio in cui l'uomo può ritrovarsi, realizzando secondo la sua personalità e quello che veramente desidera il dipinto di un viaggio che ognuno compie dentro si sè.
Salvador Dalì cigni che riflettono elefanti
Dalì - Cigni che riflettono elefanti

venerdì 31 maggio 2013

Ettore Roesler Franz - Castel Sant'Angelo


Roma sparita nelle opere di Ettore Roesler Franz

Ettore Roesler Franz (1845-1907), pittore italiano vedutista (che prevedeva una pittura incentrata sulla veduta prospettica della città attraverso la camera ottica) padrone assoluto dell'acquarello, unica tecnica secondo l'artista di creare la trasparenza del cielo e delle acque. "La sincerità fa l'artista grande" sosteneva, mentre girava vicoli e cortili della Roma che ora è sparita e dipingendo ben 120 magnifici acquarelli di cui oggi vi proponiamo quello dedicato a Castel Sant'Angelo.


Oggi vi parlo della città dove vivo, attraverso il magnifico lavoro di Ettore Roesler Franz, un bravissimo artista, capace di coglierne attraverso i suoi acquarelli (ben 120) gli aspetti più belli e spesso poco notati di Roma, la città eterna e che per alcuni tratti non esiste più, trasformata negli anni dall'urbanizzazione e dal cemento ma che è sempre in grado, quando meno uno se lo aspetta, di dare agli occhi dell'osservatore amante della città emozioni e colori che poche città al mondo riescono a dare.
Roma è bifronte, come la divinità antica di Giano: è una città che si regge sulle vestigia dell'antico e formidabile impero che per anni governò il mondo, è le sue rovine che raccontano la storia gloriosa della sua ascesa e declino, è gli angoli e gli scorci che la compongono, è la luce che colpisce posti che di solito normalmente non si notano, dandogli una vitalità fuori dall'ordinario, quella grande bellezza che tutti nel mondo invidiano e che ammirano con enorme rispetto.
Roma tuttavia è anche la negazione di sé stessa, è spesso oscura, sempre disordinata, a volte scomoda e incoerente, preda del traffico e della confusione, seducente e ladra nello stesso tempo. Ma guardandola bene, è sempre possibile coglierne la gloriosa bellezza e la sua luce ammaliante che ogni giorno, quando meno lo si aspetta, lascia l'osservatore attento a bocca aperta.
E' una città che si ama incondizionatamente, basta guardare il bellissimo lavoro che vi propongo oggi per farvi capire di cosa parlo, un acquarello che racconta un tratto di quella Roma oramai sparita ma che vive sempre dentro chi la sa guardare con il cuore.
ettore roesler franz roma sparita
Ettore Roesler Franz - Castel Sant'Angelo

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