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sabato 22 novembre 2014

Jack Vettriano - "Pensando a te" (In thoughts of you)


Non smetterò mai di aspettarti

Una briciola di calore in tanta fredda solitudine: il genio di Vettriano sulla profondità dell'animo umano

L'attesa e il pensiero hanno la stessa forma, quella di una donna seduta su un divano coperto da un lenzuolo bianco, che guarda distrattamente alla finestra. 
Una scena magistrale, che Jack Vettriano dipinge facendoci capire come l'emozione non esce attraverso le azioni compiute dai soggetti, ma nell'interpretazione della loro staticità di fronte alla luce. La donna è vestita di nero, ma tutto intorno è bianco, la sua figura risalta con forza tanto da essere la prima cosa che balza all'occhio non appena si vede questo quadro per la prima volta.
La fermezza con cui questa opera è dipinta pare quasi bloccare il tempo in una dimensione che è "oltre" quella presente ed entra nella mente di ognuno proprio quando i nostri pensieri viaggiano nell'attesa di una persona che vorremmo vedere e che aspettiamo senza tregua. Non possiamo vedere cosa il soggetto prova in questo momento, ma lo sentiamo esattamente come fossimo lei, nel suo silenzio e nel suo sguardo così lontano da sé e proiettato su qualcuno che in questo momento non c'è. E anche nei particolari il senso del quadro è evidente: la piccola tazza da tè stretta tra le mani, una briciola di calore in tanta fredda solitudine.
E la genialità di questa tela è talmente grande da farci vedere anche un protagonista non dichiarato: il "lui" della donna in nero, che non vediamo mai ma che tuttavia sappiamo esiste e in qualche modo, è dentro il quadro.
Resta da chiedersi se di fronte a tanta emozione, la ragazza vedrà un giorno aprire la porta di casa e veder ricomparire il suo uomo per riabbracciarlo. Nella profonda visione che il pittore scozzese ha dell'amore, siamo pronti a pensare di si, perché proprio di fronte a tanta oscurità, la luce predomina su tutta la superficie come simbolo di speranza e di certezze.
quadro vettriano thoughts of you
Vettriano - In thoughts of you



mercoledì 11 dicembre 2013

John William Waterhouse - "Miranda (La Tempesta di Shakespeare)"


Tutti gli uomini sono buoni?

John William Waterhouse (Roma 1849 - Londra 1917)

Ci ispiriamo di nuovo ad un tema shakesperiano, in particolar modo della "Tempesta" per raccontarvi con i favolosi colori di Waterhouse (che abbiamo già avuto modo di conoscere con la sua "Ofelia") e del suo stile preraffaellita la storia della giovane Miranda, figlia del Duca di Milano Prospero, naufragata da bambina con il padre su un isola deserta nella quale ha sempre vissuto crescendo lontana dal mondo reale. Nell'opera di Shakespeare, la giovane tiene a bada le lusinghe del servo di Prospero, Calibano.
Miranda è una sognatrice, conosce una vita molto diversa dal reale, uscendo fuori dal normale giudizio di valore delle persone. Per lei gli uomini sono tutti buoni, onesti, in quanto la vita isolata non gli ha permesso di valutare appieno la conoscenza concreta dell'animo umano e delle sue molteplici sfaccettature.
Waterhouse la disegna mentre osserva con sgomento la tempesta  che lo stesso padre prospero ha scatenato, emozionandosi e commuovendosi con estrema immedesimazione nella sofferenza che i marinai sulla nave, in balia delle onde, stanno provando nel disperato tentativo di non affondare.
John William Waterhouse Miranda La Tempesta Shakespeare
Waterhouse - Miranda (La Tempesta)


venerdì 15 novembre 2013

John Collier - "La bella addormentata"


La bella addormentata: quale leggenda?

John Collier (Londra 1854 - Londra 1934)

La leggenda della bella addormentata, che tutti da piccoli abbiamo avuto modo di conoscere grazie al bellissimo capolavoro animato della Disney, trae origine da alcune fiabe e ballate nate nel periodo tra il XIV e il XV secolo in Inghilterra. In realtà la favola ha avuto diverse modifiche nel corso dei vari periodi storici,e probabilmente questo era dovuto al fatto che essa era scritta e narrata in ambienti, come quello dell'aristocrazia londinese, in cui era favorito un linguaggio più volgare e diretto ad un pubblico adulto.
Tuttavia il passare dei secoli ha favorito la conservazione scritta di queste fiabe, adatte solo ai "grandi" per le tematiche forti e spesso esplicitamente dedicate alla sessualità, e probabilmente è stato il successivo processo di censura ad aver trasformato un rozzo racconto in una storia fantastica adatta ai bambini. 
Ciò tuttavia non toglie che il lavoro di un altro esponente preraffaellita, John Collier, sia di grande bellezza da qualunque punto della storia lo si guardi. A partire dai bellissimi ricami delle ancelle della bella ragazza addormentata (la versione più comune parla di un sonno generato dall'attesa dello sposo in arrivo), alla fine ambientazione delle coperte e del letto, dalla luce della finestra e dal damasco. E' un lusso però delicato, sottile, quasi a non voler disturbare il riposo delle fanciulle.
Il significato allegorico porta a capire la realtà dell'opera attraverso un potere assoluto della donna: ha lei il compito di aprire gli occhi sul mondo e svelarne la bellezza. Ricordando che all'epoca in cui Collier lavorava la donna aveva pochi diritti e molti doveri, è chiaro come il dipinto intendesse invece far capire agli osservatori quanto la donna fosse veramente importante nella società.
Collier nacque in una famiglia ricca e benestante che gli garantì sin dagli inizi un discreto successo nel campo dell'arte, occupandosi soprattutto di ritratti, in particolar modo di scienziati, a favore della sua opinione agnostica sulla concezione del mondo, della spiritualità e della religione.
John Collier La bella addormentata
Collier - La bella addormentata

sabato 2 novembre 2013

Filippo Palizzi - "Fanciulla sulla roccia a Sorrento"


Palizzi e il matrimonio tra pittura e fotografia

Filippo Palizzi (Vasto 1818 - Napoli 1899)

Scopriamo oggi la bellissima arte del pittore Filippo Palizzi, primo artista italiano ad orientare il proprio lavoro su un indirizzo di carattere verista all'interno della concezione artistica dell'800 in Italia. Nato a Vasto, si trasferì successivamente a Napoli dove iniziò ad ampliare i suoi studi sulla concezione della scuole d'arte napoletana del paesaggio.
Palizzi lavorò quindi da subito su modelli veristi, reali e presi dalla diretta osservazione immediata, tanto da risultare un notevole esperto anche nel campo della fotografia, dimostrandosi capace di prepararsi attrezzature ed elaborare tecniche di scatto delle lastre, che utilizzava poi successivamente nel comporre le sue tele.
Rispetto al fratello Giuseppe, anche lui pittore tuttavia, Filippo incentrò tutto il suo lavoro restringendo il campo del paesaggio, addentrandosi sul'ambiente di Napoli e su particolari più minuti, scorci caratteristici e descrittivi , in modi più statici, di piccole dimensioni. Non a caso fu anche definito il pittore degli animali per il modo con cui ritraeva cavalli, cani, quadrupedi, animali da fattoria e della foresta come nel quadro "Dopo il diluvio".
In questo ambito vi presentiamo invece una sua bellissima opera che racchiude nella totalità il talento di questo notevole artista: la bambina, distesa sulla roccia che guarda da lontano il mare. Stupenda la visione di insieme della tela, con l'orizzonte non visibile, ma quasi mostrato dai faraglioni sullo sfondo a destra e lo sguardo della giovane perso a contemplare l'acqua, che anche se non è mostrata completamente all'osservatore, appare come "immaginata" nella sua grandezza.
Filippo Palizzi Fanciulla sulla roccia a Sorrento
Palizzi - Fanciulla sulla roccia a Sorrento

venerdì 25 ottobre 2013

Henri de Toulouse-Lautrec - "La toilette"


Lautrec e le maisons clouses

Il taglio fotografico e la semplicità come invito alla riflessione sull'opera

Torna su queste pagine l'arte realistica e dedita al post-impressionismo di Henri de Tolouse Lautrec (1864-1901), con uno dei suoi quadri più famosi, quello che ritrae all'interno della toeletta una giovane ragazza di spalle all'interno di una casa di appuntamento che il pittore spesso frequentava.
Lautrec aveva una sua personale concezione dei bordelli, li considerava dei posti odiosi per lustrarsi le scarpe, ma nello stesso tempo aveva stretto forte amicizia con alcune delle ragazze e delle tenutarie delle case chiuse dove ritraeva, come in questo caso, alcune delle donne. La maggior parte delle volte in momenti privati e raramente mentre erano impegnate a trattenere la clientela.
Lo stile dell'opera è sobrio, molto semplice, la donna è voltata, come ad individuarne la delicatezza e la profonda debolezza intima, indifesa. Nello stesso momento il taglio è fotografico: sembra cogliere un attimo, un momento privato e intenso di una donna, nel momento in cui essa si dedica a sé stessa.
E' una scena di rassegnazione serena, in cui la ragazza accetta il suo lavoro duro, e in cui Lautrec prende le distanze: lo descrive e non lo giudica, lasciando allo spettatore il compito di individuare la sensibilità di questo quadro, opera che attualmente è conservata nel Museo d'Orsay di Parigi
toeletta-lautrec
Tolouse Lautrec - La toeletta

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