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venerdì 24 maggio 2013

Edward Robert Hughes - "La bisbetica Caterina"


La bisbetica Caterina secondo Hughes

Il pittore preraffaellita Edward Robert Hughes (1851-1914) ci racconta con il suo splendido dipinto un'altrettanto meravigliosa lezione di psicologia "rosa" narrata dal grande William Shakespeare: "La bisbetica domata", o meglio, la storia di Caterina, donna dal carattere forte la cui indole la porta a rifiutare l'idea del matrimonio combinato per interesse.
L'opera shakesperiana vede la donna opporsi a tutto ciò che gli altri le dicono, fino ad essere pazientemente soggiogata e conquistata da Petruccio, un giovane uomo proveniente da Verona.
Hughes nacque a Londra ed era figlio del pittore Arthur Hughes, e fu un forte fautore dell'estetismo, dipingendo anche con l'acquerello e la tempera ottenendo risultati di altissimo livello.Fu un perfezionista nel suo campo, mai domo dei risultati del suo lavoro perennemente alla ricerca dell'esattezza del tratto e del massimo senso realistico di ciò che voleva rappresentare nelle sue tele, utilizzando tecniche azzardate e metodi molto spesso sperimentali ma dal sicuro impatto.
L'opera di oggi rappresenta pienamente il frutto di questo percorso pittorico così ricercato e fine, e lo si nota osservando l'atteggiamento pensieroso della donna, il dito portato alla bocca e lo sguardo rivolto verso il basso, vestita con un elegantissimo abito rosso, che sembra quasi voler dire, così come Shakespeare ha raccontato:
"Appiana la tua fronte corrucciata, finisci di scagliare dardi dai tuoi occhi,che altro non fanno che ferire il tuo sposo,tuo signore e sovrano! Questo tuo agire sporca la tua bellezza così come il freddo attanaglia i prati verdi,rovinando la tua reputazione allo stesso modo in cui i forti venti di primavera devastano i germogli.
Non è bella a vedersi una donna piena di rabbia,simile ad una fonte torbida, piena di fango,repellente e viscida,senza alcuna attrazione ne fascino; una sorgente da cui nessun uomo, per quanto possa essere assetato, avrà il coraggio di bere anche solo una goccia".
Hughes La bisbetica Caterina
Hughes - La bisbetica Caterina

martedì 14 maggio 2013

Giovanni Segantini - "Le due madri"


Il Divisionismo di Segantini

Affrontiamo oggi per la prima volta un artista esponente del divisionismo, l'eccellente Giovanni Segantini (1858-1899), la cui infanzia difficile e povera lo aveva reso durante gli anni della giovinezza taciturno e solitario, tanto da essere mandato in riformatorio, prima di iniziare a lavorare nel laboratorio fotografico del fratellastro (dove inizierà a concepire la sua personale idea della pittura), per arrivare poi ad aprendere tecniche e strumenti artistici all'Accademia delle Belle Arti di Brera.
E' in quel periodo che il Segantini conosce la donna che resterà al suo fianco per tutta la vita, Bice Bugatti. Nel 1866 inizia ad aderire al movimento divisionista, divenendo nel frattempo un eccellente collaboratore di riviste d'arte.
Nel 1894, dopo essersi trasferito più volte (Milano, Savognin), Giovanni Segantini si trasferisce nell'Egandina, una valle della Svizzera, all'interno del villaggio di Maloggia, luogo che nell'artista eserciterà una forte spinta spirituale e mistica e dove morirà a soli 41 anni a causa di una peritonite.
Lo stile divisionista di questo pittore rispecchia esattamente la concezione di questo movimento: tecniche non riconducibili ad uno schema predefinito, il riferimento alla psicologia e al Realismo in opposizione al Classicismo, interiorizzazione della natura, puntinismo e richiami all'arte preraffaellita.
In particolare il quadro che vi propongo oggi richiama alla maternità universale, all'interno di un simbolismo in cui l'autore dell'opera genialmente evita l'uso del colore nero (significato di morte) attraverso l'uso di una tavolozza più morbida, con colori divisi e non assimilati tutti insieme.
Le due madri quadro di Giovanni Segantini
Segantini - Le due madri

lunedì 29 aprile 2013

Herbert James Draper - "Ulisse e le sirene"


Ulisse e il coraggio di rischiare

Sono molto legato alla figura di Ulisse. Per me rappresenta il senso della vita di ogni uomo, o meglio, il cammino che una persona dovrebbe fare durante la propria vita: una costante ricerca di qualcosa che ogni volta ci sfugge agli occhi. Molte volte è facile arrivare alla fine di una giornata e accorgersi che nonostante tutto quello che facciamo, manchi un elemento, un tassello mancante, un emozione che si è manifestata davanti a noi per tutto il tempo ma che non siamo stati incredibilmente in grado di vedere, accecati da altri pensieri, distrazioni, false divinizzazioni.
Ulisse in questo caso fa qualcosa di assolutamente fuori dal comune: come è noto nell'opera di Omero, conoscendo la pericolosità del canto delle sirene, decide di farsi legare all'albero maestro della sua nave per ascoltarne il canto. Per conoscerlo, per sapere cosa è, che cosa si prova a sentirlo. E' a conoscenza di quanto dovrà soffrire, ma decide di mettersi alla prova e di rischiare, cosa che troppo spesso non si fa, preferendo i tappi di cera sulle orecchie della ciurma che ha paura di correre un pericolo così grande.
E l'opera di Herber James Draper (1863-1920) è magnifica, in tutti i suoi punti. Ancora una volta un pittore di epoca vittoriana, studente alla Royal Academy e  noto per i suoi disegni incentrati sul tema femminile, in richiamo all'arte raffinata e classicista, mantenendo tuttavia una tecnica e una impostazione particolare delle sue opere.
Non fu mai considerato in maniera netta perché venne presto scavalcato dalla corrente impressionista, ma è stato per me un vero e proprio onore trovare in questo artista una perfetta rappresentazione di quello che uno dovrebbe essere nella propria esistenza.
Perché se non si corre il rischio della conoscenza, a nulla vale la nostra vita in questo povero mondo.
Herbert Draper Ulisse e le sirene
Draper - Ulisse e le sirene

lunedì 22 aprile 2013

Caspar David Friedrich - "Monaco in riva al mare"


Terra, la grande madre di tutti

Una giornata dedicata al nostro mondo grazie alla splendida opera contemplativa di Caspar David Friedrich, alla nostra vita, al nostro bene collettivo più prezioso, la madre Terra. Troppe volte maltrattata e sottomessa alla logica pratica umana che annullando ogni possibile sentimento e rispetto, ne abusa a proprio uso e consumo, uccidendola ogni giorno un pò di più.
Rispettare la Terra, il nostro pianeta, è rispettare noi stessi.
Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich
Friedrich - Monk by the sea


domenica 21 aprile 2013

John William Waterhouse - "Ofelia"


Le donne fatali di Waterhouse

Torniamo a sognare con un pittore britannico figlio dell'epoca Vittoriana, John William Waterhouse, (1849-1917), celebre per il suo stile preraffaellita spesso bucolico atto a ritrarre soggetti spesso mitologici o femminili, donne riprese nella loro bellezza fatale e incarnazioni allo stato puro della grazia.
Esattamente come Ofelia, la protagonista dell'opera che vi propongo oggi. Waterhouse divenne famoso a 25 anni per la sua opera "Il Sogno e la sua sorellastra la morte", con il quale entrò a far parte della prestigiosa Royal Academy all'interno della quale ottenne la cattedra nel 1895. Morì lasciando incompiuta la sua seconda opera, sempre riguardante Ofelia, nel 1915.
Waterhouse amava cogliere le donne nell'atto struggente della ricerca dell'amore perduto, oppure nell'intimo della loro sofferenza tristezza. In particolare, Ofelia, protagonista dell'Amleto di Shakespeare, muore nell'opera drammaturgica dopo aver perso il senno, limitandosi ad esprimere con l'uso dei fiori le sue parole e sentimenti nei confronti degli altri. 
John William Waterhouse Ophelia
Waterhouse - Ophelia

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